Home » Il coraggio di rischiare

IL CORAGGIO DI RISCHIARE

di Tiziano Scarpa
scrittore, Premio Strega 2009
Presidente di Giuria del premio “Trichiana Paese del Libro”

Cerchiamo la felicità, organizziamo la vita meglio che possiamo: riduciamo al minimo i pericoli, almeno quelli che siamo in grado di prevedere e contrastare. Preferiamo rimanere in quella che viene chiamata “zona di sicurezza”, comfort zone. Eppure, per sentirci veramente felici, certe volte abbiamo il bisogno di uscire dalla tranquillità affrontando prove rischiose, così, senza uno scopo preciso: per vivere il rischio in sé. C’è chi si butta con il paracadute, chi scala montagne ripidissime affidandosi alla tenuta di un chiodo, chi mette sul tavolo da gioco i risparmi di una vita.

Altre volte invece dobbiamo passare attraverso un rischio per ottenere quello che desideriamo: perché la felicità spesso è difficile, non si raggiunge senza mettersi a repentaglio. Proviamo un brivido anche in situazioni in apparenza poco avventurose, che per noi sono molto importanti. Per esempio, quando non sappiamo se è il caso di dichiarare il nostro amore a qualcuno: “Che faccio? Glielo dico? Non glielo dico? E se mi rifiuta? Se mi fa capire che non le piaccio e non mi vuole?”

È significativo che i modi di dire della nostra lingua, in questi casi, ci suggeriscano di usare espressioni un po’ iperboliche: “Buttati!” “Mi butto!” “Ti sei lanciato…” Rischiare, anche nella vita quotidiana, nei luoghi di lavoro, nelle relazioni di amicizia, d’amore, a scuola, in famiglia, equivale a gettarsi nel vuoto, a non avere più la terra sotto i piedi.

Altre volte, purtroppo, non siamo noi a decidere di rischiare. Siamo costretti a farlo per aiutare noi stessi o qualcun altro: per salvare la vita di chi amiamo, o anche di uno sconosciuto. Veniamo coinvolti in situazioni che ci stravolgono, e per affrontarle dobbiamo farci forza, una forza inaudita. Dobbiamo trovare in noi energie speciali. Sono qualità che non sapevamo nemmeno di avere, perché non ci era mai capitato di ritrovarci in circostanze simili, così ardue, perfino spaventose. E poi ci sono i progetti: immaginiamo di fare una cosa, la pianifichiamo, soppesiamo le conseguenze di una scelta, ci figuriamo il dispendio che comporterà. Quanta paura ci fa il rischio che dobbiamo assumere per ottenere ciò che desideriamo? Siamo disposti ad affrontarlo?

In ogni caso, il rischio è prezioso, anche se a volte è terribile, perché ci fa toccare il limite dell’esistenza, il suo fondale fragile; ci rende consapevoli che siamo qui, a vedere la luce, a sentire il vento sulla faccia, ad ascoltare le voci dei nostri cari, ad assaporare una ciliegia matura, ma potremmo anche non esserci: sarebbe bastata una coincidenza, un po’ di sfortuna o di pigrizia, e il rischio avrebbe vinto, ci avrebbe spazzati via. Oppure siamo qui a raccontare com’è andata, con sollievo, grazie al coraggio – il nostro o quello altrui. Ne siamo usciti illesi, magari malconci ma vivi, per pura fortuna, o sconsideratezza, o amore infinito di chi si è sacrificato per noi. Qualcuno, più coraggioso di noi, ha affrontato il rischio e ci ha aiutato a restare in piedi, o almeno a contenere i danni. Il rischio a volte mortifica la vita, a volte la vivifica. Che lo si sia corso in una storia inventata, o in una che è successa davvero, vale la pena raccontarlo.